Come eliminare la Storia dell’Arte e uccidere il Sapere…

«…reintrodurre la materia significherebbe aumentare una spesa che è stata tagliata perché il Paese non è in grado di sostenerla.»

Parere della Commissione Cultura Scienze e Istruzione della Camera sull’Emendamento «C 1574-A» presentato da Celeste Costantino (Sel)

31 ottobre 2013…

A nulla è valsa la cospicua raccolta firme sostenuta da Adriano La Regina, Antonio Natali, Salvatore Settis, Claudio Strinati, Fai, Italia Nostra, Cesare De Seta, Associazione insegnanti di Storia dell’arte e il timido nonché arrendevole (a tutto ciò) ministro Massimo Bray e a nulla sono servite le 15.000 firme raccolte alla fine dell’anno 2013.

Potere leggere il resto dell’articolo QUI sul blog Beni Culturali 3.0


Mio personale commento è che al di là della mia provenienza da studi Artistici, una scelta come questa non può che definirsi aberrante…

Finirà che i nostri figli, ammesso siano interessati, difronte ad un’opera che hanno “in casa” e a portata di mano, chiederenno al classico turista giapponese, tedesco o americano, di cosa si tratta e cosa hanno davanti (non si sa poi in che lingua potranno farlo…)!

Abbiamo un Paese (il cosiddetto Bel Paese) che probabilmente potrebbe vivere per una buona parte solo sulla giusta valorizzazione dei propri Beni Culturali con forme di professionalità che forse ancora non sono neppure state inventate. Ma come possiamo pretendere che questo possa essere il futuro se di questo tesoro di Opere e Conoscenze non insegnami nulla alle nuove generazioni?

Chi sceglie di “farsi orfano” della propria storia (ma già lo si è fatto su altri fronti), orfano rimane e una parte del “chi sei” scompare.
Capita nella vita di restare orfani, ma qui, la metafora ci porterebbe a dire che nostro padre o nostra madre, sono stati assassinati!

Di qui la mia personale versione del titolo: “Come uccidere la Storia dell’Arte e uccidere… la propria Storia (passata, presente e futura)!”

AGGIORNAMENTO:

“… E veniamo al governo Letta e alle ultime novità. Nel decreto scuola – intitolato “L’istruzione riparte” e presentato dal governo il 9 settembre 2013 – non erano previste misure per introdurre più ore di insegnamento di storia dell’arte (mentre per esempio ce n’erano di geografia). Il Parlamento ha completato la conversione in legge del decreto l’8 novembre 2013 senza che, nei passaggi parlamentari, venissero aggiunte ore di storia dell’arte.

In quelle settimane, tra l’annuncio del decreto e la sua conversione in legge, erano state prese altre iniziative a favore di quell’insegnamento. In particolare una raccolta di firme a sostegno di un appello contro gli effetti della riforma Gelmini, promosso tra gli altri dall’associazione Italia Nostra, aveva ricevuto il sostegno del ministro dei Beni Culturali Massimo Bray e aveva tra i primi firmatari lo storico dell’arte ed ex direttore della Scuola Normale di Pisa Salvatore Settis e importanti dirigenti del MIBAC. L’appello aveva raggiunto e superato le 15 mila firme dalla sua pubblicazione, ai primi di ottobre.

In Parlamento alcune iniziative concrete erano state prese dai deputati di SEL Celeste Costantino, Giancarlo Giordano e Nicola Fratoianni, con un ordine del giorno presentato il 31 ottobre 2013. Un altro ordine del giorno simile, presentato al Senato dalla parlamentare di SEL Alessia Petraglia, è stato accolto dal governo: ma gli ordini del giorno sono indicazioni di indirizzo non vincolanti, e finora niente di concreto è emerso riguardo la questione. Dal punto di vista parlamentare, quindi, non ci sono stati sviluppi concreti dalla definitiva approvazione del decreto legge del governo sulla scuola.

Tratto da: La storia dell’arte a scuola è stata abolita?
http://www.ilpost.it/2014/02/06/abolizione-storia-dellarte-scuola/

Grazie ad Antonio per la segnalazione.

 

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