Il Design per il “caro estinto” 2

Mi è stato chiesto nei commenti all’articolo d’origine “Il Design per il “caro estinto” il significato simbolico di alcune scelte formali visibili nelle immagini inserite, che si rifanno ad altrettanti progetti di tombe.
Rispondo molto volentieri alla richiesta per l’importanza che do all’argomento e rispondere in modo più ampio, lo faccio in questo 2° articolo dedicato all’argomento.

In questo primo progetto, realizzato per una persona che ha condiviso con me 15 anni di vita, lasciandomi ”in eredità” tre figli, ho voluto e cercato di riassumere, un concetto basilare per la Fede che ha sostenuto la nostra famiglia in questo percorso: Dio salva. E più concretamente lo fa attraverso la Croce di Suo Figlio Gesù Cristo.

Come si traduce questo concetto (che non è solo idea astratta) nelle forme scelte?
Nella pietra tombale, sono scavate dalla lastra piena in marmo bianco, una teoria di curve che a loro volta formano 3 scalini.

Penso sia abbastanza riconoscibile un’immagine che rimanda in qualche modo a delle onde e quindi alle acque.
Quali acque? Le acque del Battesimo in cui veniamo immersi come “uomo vecchio” (ricordiamo che il Battesimo nelle prime Comunità Cristiane avveniva per immersione e non per aspersione) per scendere sino alla morte e poi risorgere con Cristo e in Cristo come “creature nuove”.
Il Battesimo è dato nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Di qui i 3 scalini forma trinitaria, seppure gli antichi fonti battesimali presentino 7 gradini, in questa realizzazione improponibili.

Acque fonte di Vita ma anche segno della Morte soprattutto nell’Antico Testamento. Le acque del Mar Rosso di fronte alle quali l’Antico Popolo di Israele si arresta nella sua fuga dall’Egitto. Acque per il Popolo invalicabili e segno di una fine certa una volta che gli Egiziani fossero sopraggiunti.
Tutti conosciamo l’intervento di Dio che tramite il bastone di Mosè, che percuote le acque, divide le acque del mare perché il Popolo passi all’asciutto e si salvi.

Le acque (della morte) su questa tomba sono appunto rappresentate, divise, aperte, a segnare un passaggio per arrivare “all’altra sponda”. Nel mezzo è piantata la Croce di Cristo, Colui che ha aperto il mare per noi. Colui che “guida la barca” (quella dei Discepoli) nel mare in tempesta e ne placa le acque.
Il legno del bastone di Mosè come il legno della Croce.

Nessuna lapide verticale, solo ai piedi della croce la foto, l’immagine di chi in questa tomba risposa nell’attesa della Parusia.

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Questo secondo progetto è stato sviluppato per un carissimo amico e per la tomba della sua Sposa, anch’essa salita al Cielo in giovane età.

Qui la sintesi simbolica è ancora più stringente, anche per la necessità di “lavorare” sulla sola lapide verticale.
Figura dominante sempre la Croce di Cristo che si affianca all’immagine della defunta, non tanto come una prassi dell’utilizzo degli spazi, ma perché l’una (la Croce) e l’altra (il volto) son ambedue immagini dello stesso Cristo.

La Croce crea in entrambe le proposte, un’apertura, un “varco” nella lapide in pietra. Simbolo di come la Croce apre un varco uno spazio, attraverso il quale noi vediamo “oltre”. Oltre la lapide stessa, oltre quel “muro”, oltre la Sofferenza e la Morte.
Il varco, l’apertura nelle due proposte è: in una a forma circolare, a rappresentare un’aurea di luce attorno al centro della croce, la Luce che illumina e guida la nostra esistenza sino al termine del nostro cammino; nell’altra una porta, una porta stretta. La “porta stretta” del Vangelo, dell’accettazione della Volontà di Dio nella nostra vita. La “Porta Fedei”.

La croce scelta poi, per essere applicata alla lapide, è stata poi la cosiddetta “Croce Gloriosa”, quella che rimanda cioè non tanto alla Sua morte, ma alla Sua Resurrezione.

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